Palermo: boss ordina al figlio di uccidere la sorella fidanzata con un carabiniere

Potrebbe essere la base per uno sceneggiato televisivo la storia che nelle ultime ore ci arriva da Palermo.

Pino Scaduto, boss di Cosa Nostra domiciliato a Bagheria, avrebbe infatti ordinato a suo figlio di assassinare l’altra sua figlia e sorella di quest’ultimo. L’onta della quale si sarebbe macchiata la ragazza sarebbe stata quella di aver intrapreso una relazione sentimentale con un maresciallo dei carabinieri.

Scaduto ha organizzato l’assassinio nella sua abitazione, dopo che sei mesi fa era stato rilasciato dal carcere a seguito di una condanna per associazione mafiosa. “Tua sorella si è fatta sbirra”, esordiva così il boss al telefono con il figlio, per poi precisare che “questo regalo quando è il momento glielo farò, tempo a tempo che tutto arriva”.

Nonostante la condanna e l’espiazione della pena, Scaduto non aveva abbandonato l’attività mafiosa, e anzi pare che stesse lavorando per ricostituire la sezione provinciale della Cupola.

Il figlio: “consumati tu”

Non si sa tuttativa se il boss avesse preso in considerazione il rifiuto del figlio di diventare il mandante dell’omicidio di un parente così vicino. “Io non lo faccio”, esordiva Scaduto jr. nell’opporre il suo rifiuto. Nelle confidenze intercettate con un amico, preziosissime per fare luce sulla questione, il giovane continuava: “il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo”.

Un rifiuto grave, che avrebbe potuto in breve tempo avere tragiche conseguenze per entrambi i figli del boss. Da qui la decisione da parte del colonnello Antonio Di Stasio di procedere immediatamente con l’arresto del capomafia e di 16 suoi affiliati, avvenuto la notte passata.

Se l’attentato fosse andato a buon fine, non sarebbe stata la prima volta che un mafioso infliggesse il massimo della pena ad uno stretto parente. Nel 1983 Lia Pipitone venne fatta uccidere dal padre – e boss dell’Acquasanta – Antonio perché sospettata di avere una relazione extraconiugale. L’assassinio Pipitone arrivava a un solo anno di distanza da un’altra sentenza di morte emessa a livello familiare, quella che vide porre fine alle vite di sorella, marito e amante Giuseppe Lucchese (fedelissimo di Totò Riina), accusati di avere un triangolo amoroso.